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Medici e strutture nella storia della sanità bresciana del secondo Novecento: La storia della lotta al tumore in Ospedale

Medici e strutture nella storia della sanità bresciana del secondo Novecento

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La storia della lotta al tumore in Ospedale

Fra gli anni Sessanta e Settanta l’Istituto del Radio Olindo Alberti diviene il riconosciuto modello strutturale per analoghe iniziative della sanità italiana. La stessa Regione Lombardia lo eleva a modello per la costruzione di nuovi analoghi centri. L’istituto appare, a distanza di poco più di un decennio dalla sua costituzione, formato dalle due sale di degenza, dal reparto di curieterapia, con sala operatoria e sala deposito materiali radioattivi, ambulatori e il Centro Alte Energie.

Ad essi si affianca il Servizio di Fisica Sanitaria. Questo si innesta in quei primi anni Settanta, sul preesistente servizio di Fisica ospedaliera, e si renderà autonomo, fra i primi in Italia, come Servizio di Fisica sanitaria degli Spedali Civili.

Il modello scientifico

I pazienti ricoverati, negli anni 1971-1973, ammontano a circa 2300 l’anno, ma le visite ambulatoriali passano a circa 13.000 l’anno. I macchinari seguono con immediatezza l’innovazione tecnologica che in questi campi compie passi da gigante, grazie soprattutto alla costante attenzione riservata dalla amministrazione ospedaliera al settore.

Nel Centro Alte Energie fanno così la loro comparsa unità di telecobaltoterapia da 5000 curie, un acceleratore di elettroni Microtron per raggi X sino a 10 MeV, una camera iperbarica per radioterapia in ossigeno iperbarico, un apparecchio per curieterapia ginecologica ed altri numerosi strumenti di localizzazione radiologica di neoplasie.

 

L’aspetto didattico é altro elemento caratterizzante dell’Istituto, curato e voluto con puntigliosità dal primario Piemonte. Grazie alla radicata presenza dell’Istituto Olindo Alberti, é possibile organizzare a Brescia, nel primo decennio di attività, ben 20 corsi di aggiornamento in radioterapia per medici provenienti da tutto il mondo, mentre vengono organizzati anche alcuni corsi frequentati da studenti impegnati in corsi di specializzazione, provenienti dalle Università di Medicina  Milano e di Verona.

La metà degli anni ’70: un periodo di crescita e sviluppo

A partire dal 1974 il primario prof. Mauro Piemonte terrà a Brescia, presso l’Istituto Olindo Alberti, lezioni per la cattedra di radiologia dell’Università di Milano. È un input, concreto e sostanziale, alla nascita di una Facoltà di Medicina a Brescia.

Quello stesso anno 1974 entra in funzione presso il Centro Alte Energie il nuovo acceleratore Microtron da 10 MeV. Anche in questo caso é un piccolo primato mondiale, poiché questo Accelleratore bresciano fu il primo della sua classe ad entrare in funzione nel mondo, lanciando per così dire la sua applicazione nel campo radioterapico.

 

I risultati parlano chiaro, a testimonianza, accanto all’incessante lavoro di potenziamento e specializzazione condotto dal primario prof. Mauro Piemonte, delle oculate scelte compiute alla fine degli anni Cinquanta dagli Spedali Civili, che riuscirono a concepire la realizzazione dell’istituto completo del Centro Alte Energie come strumento necessario per una pratica della radiologia cancerologica da esercitarsi ad un livello scientifico e gestionale ottimale.

Come dire, una scelta “in grande”, senza tentennamenti ma con consapevolezza. Una scelta a cui il tempo ha dato e sta dando piena ragione.

Un decennio travagliato

Nei primi anni Ottanta la struttura dell’istituto muta nuovamente, per adeguarsi con tempestività alle nuove esigenze della medicina contemporanea. Il reparto degenze è ora di 132 letti. Ad esso si aggiunge il reparto protetto, con 12 posti letto di cui 8 “blindati” per pazienti sottoposti a curieterapia con radium o isotopi radioattivi. Esso é provvisto di sala operatori e sala di deposito di materiali radioattivi. Altri ambulatori sono siti nel palazzetto dei Poliambulatori degli Spedali Civili, oltre al Centro Alte Energie, con la sala diagnostica e le sale di controllo clinico.

 

Fra la data di inizio di funzionamento del Centro Alte Energie, il 1963, e il 1983, i macchinari e le apparecchiature sono state cambiate per l’80%. Fra di esse anche lo “storico” Betatrone, sostituito da un Acceleratore Micron da 22 MeV. Il primo viene ritirato dal Cern di Ginevra che ne curerà lo smantellamento, mentre il nuovo Acceleratore rappresenta il primo prototipo del genere realizzato al mondo, impiantato a Brescia in via sperimentale dalla casa costruttrice scandinava.

 

Dieci sono i medici radiologi che in quegli anni Ottanta operano presso l’Istituto Alberti sotto la guida del prof. Mauro Piemonte mentre il servizio di Fisica sanitaria opera ora fornendo gli indispensabili supporti scientifici nelle fasi di controllo dei macchinari, nel dosaggio dei materiali radioattivi, nel controllo statistico e di sorveglianza contro le radiazioni.

 

Aumentano anche i numeri dell’attività dell’Istituto. Nei primi anni Ottanta si contano in media 2500 pazienti, a cui si aggiungono i malati curati ambulatorialmente. Di essi il 50% é bresciano, segno che l’Istituto si é guadagnato in Italia una meritata fama ed é frequentato per la metà da pazienti provenienti da altre regioni italiane. Una frequentazione che aumenterà esponenzialmente nel giro di pochi anni, creando non pochi problemi alla stessa attività dell’Istituto.

Il periodo di crescita della sanità bresciana subisce un arresto

Ma la cessazione della attività del prof. Mauro Piemonte e le stagioni della difficile sanità pubblica, interrompono la crescita dell’Istituto. Impossibile procedere a nuovi investimenti per continuare nell’opera di ammodernamento del “parco macchine”. Non c’è nessuna possibilità di ampliare le risorse umane, è difficile procedere all’aumento degli standard di sicurezza così come previsto dalle nuove norme vigenti in materia.

Così al prof. Lorenzo Magno non resta che procedere alla eliminazione delle apparecchiature non più corrispondenti, per usura o per obsolescenza, agli standard accettabili. Vengono così escluse dall’utilizzo le tre unità per cobaltoterapia e quella per la telecesioterapia. In altre parole ai 7 pazienti curabili per i vari settori, ci si riduce a due soli posti di lavoro. In quegli anni i pazienti curati scendono a meno di 1500 l’anno.

 

È l’inizio di un’altra storia.

 

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