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Sangue sostituito a cuore fermo: l’intervent...

Sangue sostituito a cuore fermo: l’intervento negli Stati Uniti

Sangue sostituito a cuore fermo: l'intervento negli Stati Uniti

Per la prima volta nella storia, durante una operazione chirurgica il sangue di un paziente è stato sostituito a cuore fermo. La notizia è stata inizialmente riportata dalla rivista New Scientist.

Questo tipo di intervento è attualmente in fase di sperimentazione. Tuttavia si tratta di una tecnica di operazione a tutti gli effetti rivoluzionaria. La speranza per il futuro è che consenta di poter effettuare con più tempo a disposizione molti interventi che altrimenti andrebbero compiuti in pochi minuti per evitare danni cerebrali.

L’intervento è stato effettuato dall’equipe medica dell’università del Maryland, negli Stati Uniti.

In cosa consiste l’operazione di sostituzione del sangue a cuore fermo

La tecnica utilizzata durante l’operazione prende il nome di animazione sospesa (Epr – emergency preservation and resuscitation). La procedura consente di sostituire, a cuore fermo, il sangue del paziente mediante l’utilizzo di una soluzione salina fredda, che ha lo scopo di simulare l’ibernazione. La temperatura del corpo e i processi del metabolismo del paziente così bassi consentono ai chirurghi di avere più tempo a disposizione  per eseguire l’intervento. In questo modo è possibile sostituire il sangue del paziente a cuore fermo. In seguito il corpo viene riscaldato reintroducendo al suo interno il sangue.

La tecnica può essere eseguita su pazienti che hanno subito traumi o ferite molto gravi e che hanno perso almeno metà del sangue.

 

Il ricercatore Tisherman, da tempo  interessato a questa tecnica e agli studi sugli animali che hanno dimostrato esiti positivi, ha commentato: “I maiali con un trauma acuto potevano essere raffreddati per 3 ore, ricuciti e rianimati. Abbiamo pensato che fosse tempo di portarla ai nostri pazienti. Ora che lo stiamo facendo stiamo imparando molte cose. Una volta provato che funziona potremo espandere la tecnica per aiutare a sopravvivere pazienti che altrimenti non ce la farebbero”.

 

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