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“Piacere AVIS. E tu?” Un progetto atti...

“Piacere AVIS. E tu?” Un progetto attivante e che permette di fare rete

Nel 2018 Giulia Corti è una studentessa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia. Frequenta il corso di laurea in Scienze dell’Educazione e della Formazione della Facoltà di Scienze della Formazione ed è prossima alla laurea. Come argomento di tesi Giulia ha deciso di portare la sua esperienza diretta in AVIS Provinciale Brescia con il progetto “Piacere, AVIS. E tu?”.

 

Ciò che segue qua e negli articoli delle prossime settimane è l’elaborato discusso da Giulia per la sua tesi durante l’anno accademico 2018/2019. La giovane ragazza ha voluto farne dono come testimonianza diretta di partecipazione attiva nel progetto avisino.

Clicca qui per leggere l’introduzione della tesi.

“Piacere AVIS. E tu?” Un progetto attivante e che permette di fare rete

M. Pollo spiega che: «senza un adeguato progetto educativo nessuna associazione può sperare di essere uno dei soggetti promotori della trasformazione del mondo e non solo uno dei passivi recettori di modelli di persona e di vita elaborati dalla cultura dominante». Forse tenendo conto di questo principio, AVIS Provinciale Brescia ha dato quindi vita a questo progetto di formazione nelle scuole, in modo strutturato e pensato per i ragazzi.

 

“Piacere AVIS. E tu?” infatti, nasce e si sviluppa per incontrare i giovani e per parlare dei valori che sottostanno al vivere civile attraverso una formula che è su misura dei ragazzi e che ha come finalità ultima, non solo quella di aumentare il numero di donatori di sangue, ma anche quella di dare forma alla cittadinanza attiva. Il progetto si è sviluppato grazie alle linee di condotta che già AVIS Nazionale aveva fornito precedentemente agli anni di sviluppo del progetto. Infatti come spiega, il Prof. G. Briola, vicepresidente vicario di Avis Nazionale dal 2005 al 2009, attuale Presidente di AVIS Nazionale: «L’input che AVIS Nazionale aveva fornito, quando io ero vicepresidente, era quello di entrare all’interno delle scuole non solo per parlare di donazione di sangue ma di solidarietà. Quindi lanciare un messaggio globale di educazione alla solidarietà, alla vita civile, ai valori della condivisione».

 

La scelta, quindi, della dirigenza della sezione Provinciale di Brescia è stata quella di seguire le linee di condotta, elaborando un progetto in cui sono quattro gli elementi apprezzabili: l’approccio integrativo, la professionalità, la rete e l’approccio animativo.

L’approccio integrativo

Il progetto si fonda sulla stretta collaborazione tra AVIS Provinciale e le sezioni comunali in un approccio integrativo dove tutte le parti coinvolte lavorano in stretta connessione. Infatti, le sezioni comunali Avisine, diffuse sul territorio della Provincia, hanno un ruolo determinante, quello di mantenere le relazioni e i contatti con le scuole, cercando di promuovere l’inserimento del progetto nella programmazione scolastica e di restare testimoni sia per i giovani che per gli insegnanti che decidono di venire a contatto con il mondo di AVIS.

La professionalità

Il progetto, per raggiungere il proprio obiettivo, dal 2012 ha scelto di avvalersi dell’apporto dello staff pedagogico dell’Osservatorio sul Volontariato dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Questo conformemente alle attività dell’Università perseguiva finalità di studio, di ricerca e divulgazione, nella prospettiva dei servizi al volontariato. A tal fine lo stesso promuoveva, anche con altre realtà sociali, progetti di ricerca ed azioni di carattere scientifico, educativo, divulgativo e socio-culturale.

 

G. Briola in merito al ruolo e all’approccio dell’Osservatorio dice: «I limiti all’epoca erano quelli di non avere la capacità di parlare ai ragazzi, leggere l’evoluzione sociale e del mondo giovanile in un periodo in cui iniziavano grandi trasformazioni e l’utilizzo di un linguaggio diverso. Grazie alle linee di confronto con l’Università, c’è stato un punto di svolta che ha cambiato per alcuni aspetti il metodo e l’approccio e successivamente grazie ai corsi di formazione, è stata cambiata anche l’idea ai dirigenti. Si è fatto capire infatti che da soli non si era in grado di far apportare risultati, o quanto meno, questi risultati erano limitati ad una capacità d’ascolto dei ragazzi. Ampliando il campo d’azione e di visione rispetto al tema, facendo più attenzione ai valori della solidarietà e non solo a quelli sulla donazione, si sono ottenuti risultati ancora più soddisfacenti».

 

Il progetto, grazie all’importante contributo dell’Università, inizia quindi a focalizzarsi su un’attenta analisi del mondo giovanile. Infatti, indaga i cambiamenti, i linguaggi e i modelli comunicativi. In modo da potersi adattare agli studenti grazie ad una proposta educativa e formativa pensata per loro. Questo perché oggi è più efficace una promozione centrata sulle idee dei giovani, sul far fare, sul sensibilizzare per modificare lentamente, ma significativamente qualcosa del contesto, delle regole e delle abitudini quotidiane delle persone.

 

La scelta di partire dai ragazzi emerge anche dalle parole di M.P. Mostarda, coordinatrice del progetto dal 2012 al 2018, che spiega: «Da AVIS è stata ereditata un’impostazione che già entrava nelle scuole facendo delle proposte di tipo sanitario, informativo e di sensibilizzazione sul tema; si è cercato quindi di introdurre degli altri elementi. Fin da subito è stata inserita una dimensione educativa intesa nella ratio più essenziale dell’educazione, cioè non nella sua dimensione istruttiva e informativa, ma quella attività che anima il piacere e il gusto, l’interesse, il divertimento, la curiosità che attiva in questo caso i ragazzi. Questa è stata la logica che è stata introdotta immediatamente, realizzando non soltanto attività di racconto dei dati numerici relativi al numero dei donatori, ma anche attività che andassero a capire quali potessero essere gli interessi, ma anche i fattori deterrenti all’impegno volontario. La scelta di partire dai ragazzi, emerge anche dalle parole di donativo dei ragazzi cercando di trovare delle strategie per stimolarli».

 

Lo sviluppo del progetto è poi continuato attraverso l’analisi delle resistenze alla donazione e in particolare a quella del sangue. Infatti, come spiegato da M.P. Mostarda: «Nel caso del donatore non si tratta di attività immediatamente piacevoli: donare è impegnativo: richiede un minimo di autocura nell’alimentazione, nel controllo dell’assunzione di sostanze alcoliche e quindi evidentemente non è scontato, non si decide un giorno con un altro di diventare donatori. Ecco, tutto questo comporta una certa fatica. Per questo si è pensato di proporre delle strade, che invece di essere faticose, potessero essere piacevoli, interessanti, attraenti e stimolanti. Per farlo è stato valutato il fatto che servono delle figure capaci di essere trainanti: dei giovani formatori. Giovani positivi, delle figure che possano essere di riferimento, con un linguaggio vicino, che possano comprendere i ragazzi, ma anche essere una sorta di fratelli maggiori nei quali i ragazzi possano riconoscersi più facilmente rispetto a quanto accade con gli insegnanti».

La rete

Questo aspetto è il più lungimirante del progetto stesso. Infatti, AVIS non si è limitata alla promozione della propria realtà, ma consapevole che il volontariato è una galassia di enti, di settori, di attività, stili e metodi diversi, ha scelto di lavorare anche con altre associazioni , lasciando così ai giovani scegliere l’ambito per il quale si sentono più sensibili. Di conseguenza, AVIS collabora con l’Associazione Italiana contro Leucemie-Linfomi e Mieloma Onlus (AIL) che da 50 anni promuove e sostiene la ricerca scientifica per la cura delle leucemie, dei linfomi e del mieloma e assolve al compito di assistere i malati e le loro famiglie.

 

Lavora insieme all’Associazione Donatori di Midollo Osseo (ADMO) che dal 1990 ha come scopo principale quello di informare la popolazione italiana sulla possibilità di combattere, attraverso la donazione e il trapianto di midollo osseo, le leucemie, i linfomi, il mieloma e altre neoplasie del sangue42 e con l’Associazione Italiana Donatori Organi (AIDO). Questa collaborazione si esplicita nella presenza, durante gli incontri gestiti dai formatori di AVIS, nelle scuole secondarie di secondo grado, di volontari appartenenti a queste realtà che raccontano la loro esperienza.

 

E. Serrelli, attuale coordinatore del progetto Piacere AVIS spiega che: «Queste associazioni hanno la stessa finalità e quindi non ha senso che non collaborino tra loro. L’anno scorso numerosi avisini si sono resi conto di quanto sia importante avere persone malate o persone che hanno avuto bisogno, che raccontino la loro storia, questo perché dà agli studenti una motivazione maggiore alla donazione» . L’interazione di queste realtà arricchisce il progetto e l’attività formativa nelle classi scolastiche e sicuramente permette di raggiungere l’obiettivo più facilmente, che come esplicitato da E.Serrelli: «E’ quello di far assaggiare ai ragazzi il mondo del volontariato e la bellezza del donare agli altri e in particolare del rendersi conto di quanto la donazione di sangue sia un gesto semplice, concreto alla portata di molti e molto importante per salvare le vite e curare dalle malattie».

 

La ricerca scientifica, infatti, sottolinea come la presenza di reti sociali, associazioni e organizzazioni informali può essere considerata fattore di benessere per una società, in quanto capace di influenzare la crescita e il progresso.

L’approccio animativo

AVIS Provinciale Brescia attraverso questo progetto non illustra, non spiega ma attiva. Infatti, come spiegato da M.P.Mostarda: «Questo progetto non va a parlare ai giovani, ma questo progetto attiva i giovani perché questa è la scelta metodologica di fondo. Considera i ragazzi gradualmente in base all’età, già soggetti curiosi, interessati, che conoscono, che hanno già ricevuto delle sollecitazioni. Il progetto lavora sul potenziamento di queste aree di interesse e su questi prerequisiti che sono presenti nei ragazzi. Questo nella convinzione che non ci sia nulla di più bello che lavorare sul senso di autoefficacia e sulla positività per indurre dei cambiamenti che siano voluti. Per questo è importante lavorare sulla leva positiva: autoefficacia, soddisfazione, piacere, valore del bene che si traduce poi nel buono per gli altri, ma anche per sé. Questo progetto perciò si ispira alle metodologie attive che si utilizzano in formazione e che sono quelle davvero più funzionali per promuovere i cambiamenti desiderati dalle persone».

 

Il progetto si esplica quindi attorno a degli incontri formativi nelle scuole, ma dietro a ciascuno c’è un lavoro che parte da lontano e che si gioca su una fitta collaborazione tra AVIS Provinciale, sezioni Comunali e Università Cattolica di Brescia. Il rapporto tra questi tre protagonisti consente la realizzazione di interventi formativi che, a prescindere dal grado scolastico, tendono tutti alla medesima finalità: far sperimentare agli alunni la bellezza del volontariato e della solidarietà. Gli obiettivi specifici quindi sono:

 

  • Percepire il valore di ogni azione gratuita per il bene comune
  • Dare valore a conoscenza, rappresentazioni e vissuti degli alunni sulle realtà associative presenti sul territorio, tra cui AVIS, e sulle attività da esse proposte gratuitamente
  • Immedesimarsi nei volontari impegnati nella solidarietà e nella donazione
  • Incentivare il desiderio a compiere azioni solidali concrete e fattibili
  • Riconoscere le diversità degli stili di vita e valutarne le conseguenze
  • Apprezzare il valore della salute e di uno stile di vita sano

 

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