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Medicina e sanità bresciana del secondo Novecento: l’Istituto del radio e la lotta ai tumori

Medicina e sanità bresciana del secondo Novecento: l’Istituto del radio e la lotta ai tumori

Avis Storia è la rubrica che periodicamente ripercorre le vicissitudini nel rapporto tra medicina e la nostra associazione.

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L’Istituto del radio e la lotta ai tumori

Parlare di Istituto del Radio significa, per la storia della medicina bresciana, recuperare le radici e gli sviluppi di un settore che ha segnato profondamente l’intero ambiente medico e scientifico locale del secondo dopoguerra.

Un settore chiave per comprendere l’intrecciarsi di un percorso che da un lato si é confrontato con l’emergere di una malattia, il cancro, emblema della necessità di una ricerca medica dai connotati spesso drammatici per i suoi risvolti umani e sociali e dall’altro, un vero e proprio simbolo del progresso medico tout court, su cui misurare le risposte della scienza medica alle inesauste domande dell’uomo e della sua speranza.

 

Ma ci sono anche altre ragioni che inducono ad individuare in questa storia lo sviluppo emblematico di tante “storie”. Basti pensare a come lo sviluppo della radioterapia dei tumori a Brescia abbia anche posto al grande complesso ospedaliero cittadino inediti problemi di ordine tecnico, organizzativo, edilizio e medico non sempre di facile soluzione, a cui sono corrisposti sforzi finanziari non indifferenti, questioni logistiche mai banali in fatto di sicurezza, fruibilità e massima utilità per i pazienti, di costante e avvertita innovazione tecnologica.

 

A Brescia poi l’Istituto del Radio ha sempre rappresentato il fiore all’occhiello non solamente degli Spedali Civili, ma è divenuto il “luogo” per eccellenza con cui misurare l’intero pulsare della comunità medico-scientifica e in definitiva, dell’intera città di Brescia.

Il dottor Olindo Alberti

Gli Spedali Civili di Brescia vantano, nel campo della radiologia cancerologica, una lunga tradizione, fatta di sperimentazioni pionieristiche fra le due guerre, ma anche di risultati medico-statistici non trascurabili. Anni che rappresentano la “preistoria” del settore, in cui spesso la tecnica approssimativa rappresentava un vero e proprio pericolo anche per lo stesso medico curante, esposto in pratica a quotidiane esposizioni a radiazioni letali.

 

Gli inizi si possono far risalire alla metà degli anni Venti di questo secolo, con l’istituzione del primariato di radiologia e soprattutto con l’assegnazione dell’incarico di primario in radiologia a Olindo Alberti, che fu fra i primi, da Brescia, ad introdurre in Italia l’utilizzo delle radiazioni ionizzanti, ed in particolare del radium per la cura dei tumori.

Alla tecnica in via di evoluzione hanno spesso sopperito coraggio ed abnegazione, e soprattutto una mentalità dichiaratamente positivista e ottimista circa i benefici introducibili con le nuove applicazioni rese possibili dalle recenti invenzioni scientifiche.

Il professor Giovanni Paltrinieri

Ad Olindo Alberti, la cui biografia è troppo nota per essere qui solamente riassunta, succedette nel 1937 un altra figura importante nella storia della medicina bresciana del tempo, Giovanni Paltrinieri, combattente nella Prima Guerra Mondiale, medico emiliano giunto a Brescia quell’anno dopo le esperienze condotte presso l’sitituto Curie di Parigi e la docenza nella Università di Bologna di quella nuova materia.

Giovanni Paltrinieri porta quindi a Brescia -che diverrà al sua città d’elezione- le ultime conquiste della medicina e della radiologia in particolare, senza mai dimenticare le implicazioni umane e sociali della malattia, che tenterà di combattere con le armi della radiologia e della prevenzione, del sapere scientifico e del calore umano.

 

A Brescia Paltrinieri fonderà per esempio la locale sezione della Lega Italiana per la lotta contro i Tumori ed il Consorzio Provinciale Bresciano per la cura del cancro, mentre sarà presidente della Società Medico Chirurgica Bresciana a partire dal 1947 e sino al 1953.

Ma l’attività di Paltrinieri non si fermò qui. Centinaia sono  le sue pubblicazioni scientifiche, che si orienteranno anche sulle nuove diramazioni della radiologia, ovvero la radiobiologia, di cui fu uno fra i pionieri in Italia. Ma sarà anche competente esponente del Comitato Medico nominato per seguire da vicino la costruzione del nuovo ospedale. Morirà a Brescia, men che sessantenne, nell’aprile del 1958.

 

Su questa lunga tradizione, e sulla determinazione dei suoi fondatori, ha poggiato la creazione dell’Istituto del Radio “Olindo Alberti”, voluta da Paltrinieri nel 1945, a cui nel 1958 si decise di unire l’Istituto di Radiologia, dotando il nuovo ente di completa autonomia, in una operazione davvero all’avanguardia per l’organizzazione della medicina e della sanità nazionale.

Copyright dell’immagine: http://www.amiciistitutodelradio.org/

 

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