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Il Civile di Brescia – 6 parte: Un ospedale importante

Un ospedale importante

Il sesto e ultimo degli articoli legati alla storia dell’Ospedale Civile di Brescia pubblicati da La Goccia Magazine nella rubrica Avis Storia. Per rileggerli tutti clicca qui.

Il Civile di Brescia – Una struttura e la sua storia come momento di svolta della sanità bresciana – 6 parte: Un ospedale importante

Innanzi tutto, senza naturalmente dimenticare i progressi e l’attività preziosissima dei diversi ospedali dislocati nella vasta provincia, occorre rammentare come davvero l’Ospedale cittadino seppe in quei pochi anni che vanno dall’apertura dell’ultimo padiglione nel 1954 alla fine del decennio, ritagliarsi uno spazio all’interno della medicina non solo bresciana e lombarda.

Uno spazio conquistato grazie alla bravura e preparazione dei medici, alla diligenza degli amministratori (su tutti è doveroso ricordare Antonio Bulgarini) e dei presidenti Mario Marchetti (1948-1952), Giuseppe Libretti (1952-1955) e Luigi Binetti (1956-1960).

 

Intorno alla metà degli anni Cinquanta viene per esempio sistemato il reparto di dermatologia ed il centro di reumatologia, istituito il reparto di neurologia, creata la sala di meccanoterapia e di ginnastica medica, istituito un centro trasfusionale in collaborazione con l’Avis, creata la nuova aula magna e la sede della fornitissima biblioteca medica. Il tutto in meno di un quinquennio.

Innovazione tecnologica in medicina

Ma il fiore all’occhiello per la struttura ospedaliera bresciana del primo dopoguerra è senza dubbio la creazione del centro “Olindo Alberti” e la realizzazione del Centro Alte Energie. L’intitolazione con quel nome gli derivò da quello del medico che, nato a Parma il 22 novembre 1889 ma bresciano d’adozione (ove morì il 28 marzo 1937) seppe dare a Brescia un singola primato che sveleremo fra breve.

Valoroso combattente nella prima guerra mondiale il prof. Alberti fu primario radiologo a Brescia dall’anno 1922. Qui fondò l’Istituto che ora porta il suo nome, rinunciando per esso a prestigiose cariche ma dando alle stampe oltre 80 pubblicazioni specializzate.

Il Centro Alte Energie dell’ospedale

Il Centro Alte Energie rappresentava l’ultimo anello di una tradizione che ha sempre visto Brescia in primo piano nel campo della lotta contro il cancro. Nel 1929 gli Spedali Civili registravano la nascita, grazie all’impegno del prof. Alberti, di un Istituto di Radiologia dotato di preparati radioattivi per la diagnosi e la terapia dei tumori. Nel 1945 venne creato l’Istituto del Radio, destinato alla radioterapia cancerologica.

Visti i tempi erano davvero attività all’avanguardia in campo nazionale. Nel 1950, la necessità di coordinare tali ricerche portò alla istituzione del Consorzio Provinciale Bresciano per la Lotta contro i Tumori. La sede fu istituita presso lo stesso ospedale e dotata, grazie all’apporto del Comune, della Provincia e dello Stato, di impianti ed attrezzature all’avanguardia.

 

Nel 1958, primo ospedale in Italia sull’esempio di simili strutture scandinave, l’Amministrazione degli Spedali decise di conferire piena autonomia all’Istituto del radio, dotandolo di 120 posti letto in una apposita ala del complesso. Una esperienza davvero unica in Italia. Un record bresciano notevole, che nel 1960 confluirà nel Centro Alte Energie da affiancare all’istituto di ricerca vero e proprio.

Qui vengono in pratica riunite le varie iniziative dell’Istituto del Radio “Alberti” e del Consorzio Bresciano per la Lotta ai Tumori. Diventa così un pool di ricercatori invidiatoci in quegli anni da ogni ospedale italiano ed europeo.

Nei sotterranei del Centro Alte Energie erano presenti macchinari ormai entrati nell’archeologia medica, ma allora davvero avveneristici, come gli impianti al betatrone e quelli per la telecobalto terapia e la cesioterapia.

La stampa del tempo così ricordava l’apertura del centro:

“Un esempio cui da molte parti si guarda per gli ulteriori sviluppi della organizzazione sanitaria italiana in campo can­cerologico ed una ulteriore conferma della volontà di Brescia di restare all’avanguardia nel campo della lotta contro le malattie sociali”.

 

Un traguardo datato quasi quarant’anni or sono. Un traguardo la cui presenza, l’intuito e la caparbietà dei promotori restano ancora oggi il segno di un agire coraggioso verso i sofferenti bresciani.

La ricostruzione di questa avventura, grazie alle testimonianze di chi il Centro Alte Energie ha costantemente seguito e reso all’altezza dei tempi (se non spesso precorritore della medicina moderna) é un vero e proprio viaggio all’interno di fatti e uomini che hanno costituito la storia della medicina bresciana del secondo dopoguerra.

 

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