Storia bresciana del sangue

Storia bresciana del sangue

Pubblichiamo di seguito il secondo dei 5 articoli legati alla storia bresciana, alla storia di Avis e delle trasfusioni di sangue. Leggi il primo articolo cliccando qui.
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Storia bresciana del sangue

Nel 1841 il socio d’onore dell’Ateneo di Brescia dottor Vittorio Meli, interviene sulle pagine dei “Commentari dell’Ateneo” cittadino sul tema del sangue, allargando – con intuizione medica non banale – il tema all’utilità di analisi legate al sangue in rapporto alle caratteristiche fisiche del paziente osservato.

In particolare, il dottor Meli confuta l’opinione del Taddei de Gravina di una irrilevanza sull’odore del sangue (“odore” da intendere come risultanza chimica in generale) di alcune situazioni proprie dello stato del paziente. Soprattutto, il sangue é secondo il Meli liquido capace di assumere diverse caratteristiche, non certo in base al carattere o alle abitudini personali, ma relativamente all’ingestione di medicine, alle tradizioni alimentari, alle malattie, ecc. Questa sottolineatura troverà conferma decenni dopo con le moderne analisi chimiche del sangue umano.

 

Scriveva infatti sui Commentari dell’Ateneo bresciano il Meli:

 

“riesce tuttora indeterminato e d’incerta applicazione, per questo che non fu posto in relazione nell’età, sesso, temperamento, modo di vivere e di alimentarsi, stato di sanità o di malattia degli individui, onde conoscere se queste varie circostanze siano o non siano atte ad indurre in esso notabili diversità”.

Nell’alba delle sperimentazioni scientifiche non deve stupire se la discussione verteva così sul rapporto fra sangue e sudore, eguaglianza rifiutata dal nostro medico

“Il sangue di molti individui così sani come ammalati di ambo i sessi, di varie età, condizioni, abitudini, ed avendo da suoi esperimenti dedotto che tanto la varietà degli anni, delle complessioni, dei sessi, delle abitudini, dei nutrimenti, quanto le malattie, la gravidanza, i medicamenti non inducono cambiamento alcuno nell’odore specifico del sangue umano e la parte della superficie cutanea il cui traspirato è analogo a questo specifico odore sono le ascelle, egli propone queste sue conclusioni, atte a rimuovere la indeterminazione e la incertezza. /…/

Sul particolare poi di queste esperienze egli osserva che quando pure si volesse concedere al Taddei che le varietà delle costituzioni, dei temperamenti, delle età, dei sessi, delle abitudini e costumanze non producono modificazioni essenziali nell’odore specifico del sangue umano e quindi nella respirazione cutanea, ciò non si potrebbe assolutamente concedere trattandosi dell’altre circostanze, come a dire degli alimenti, delle infermità, dei medicamenti, considerato esser certo che gli alimenti esercitano una influenza diretta sulla composizione del nostro sangue, e del pari perciò indubitabile che ad una grande diversità di cibi de corrispondenti quale diversità nel suo aroma”.

Un’osservazione oggi considerata banale, ma al tempo vera e propria novità scientifica

Sono del resto anni in cui la medicina muove passi significativi anche a Brescia. Anni dettati soprattutto dalle sperimentazioni condotte in misura meno empirica rispetto al passato. Pagine importanti per capire la mentalità dei medici del tempo, la loro affannosa ricerca nell’ambito della ematologia e, più in generale, della medicina contemporanea.

 

Forse solo dopo l’inizio del XIX secolo le vicende dell’utilizzo del sangue con metodologie più appropriate approdano a risultanze più significative. Risultanza comunque ancora lontane dalle condizioni odierne. Un progresso lento, costellato da approssimazioni e fallimenti, errate direzioni ed insperati successi. Successi legati soprattutto alle condizioni più generali della medicina e dei siti ospedalieri e di cura, oltre che all’intelligenza e capacità di singoli medici.

 

A Brescia é aperto anche il manicomio provinciale. Sono ben 184 i posti disponibili e c’è una lunga fila di attesa. È proprio qui che si tengono alcuni esperimenti per la trasfusione di sangue. Ad effettuarli è un medico che fa dello studio e dell’approfondimento sperimentale il proprio vessillo: il dottor Giovanbattista Manzini.

Vittorio Formentano: missionario laico della solidarietà. Leggi la storia del medico che fondò Avis, clicca qui.

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