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Il Civile di Brescia - 5 parte: L'inizio delle attività del nuovo ospedale
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Il Civile di Brescia – 5 parte: L’iniz...

Il Civile di Brescia – 5 parte: L’inizio delle attività del nuovo ospedale

Il Civile di Brescia - 5 parte

Il quinto di 6 articoli legati alla storia dell’Ospedale Civile di Brescia. Nei prossimi mesi La Goccia Magazine pubblicherà il successivo e ultimo articolo nella rubrica Avis Storia. Non perderlo.

Il Civile di Brescia – Una struttura e la sua storia come momento di svolta della sanità bresciana – 5 parte: L’inizio delle attività del nuovo ospedale

Sincere sono le parole di ricordo dei medici e degli amministratori che vissero quelle settimane di speranza d’inizio attività del nuovo ospedale, di oggettiva frenesia, forse anche di nostalgia per chi aveva speso la propria vita e la propria professionalità fra quelle antiche mura, combattendo ad armi impari con le malattie e che ora, al termine della propria carriera vedeva alfine il sospirato trasferimento a sede idonea.

Non servono molte spiegazioni ai ricordi esemplari dell’allora impiegato Beccalossi, assunto come praticante nel luglio del 1948, ufficio nel vecchio ospedale:

 

“Al vecchio ospedale occorre pensare come ad una grande famiglia, a tutti i livelli, anche fra medici ed amministrativi. Lo era anche col personale. Ricordo che la mensa era unica per tutti, non esisteva una mensa per medici ed una per impiegati, ci si sedeva al tavolo insieme, indifferentemente dall’impiego. Ricordo bene quel rapporto fraterno: terminato di pranzare, poiché si riprendeva alle 14 (e non come ora con i 36 minuti di tempo, tutti di corsa come sconosciuti), con i medici si andava al bar di fronte per un caffè insieme. C’era chi giocava, si scherzava coi capiufficio, insomma una grande famiglia. E se incontravi qualcuno nel corridoio, lo conoscevi con nome e cognome. Il passaggio è stato vissuto comunque positivamente: in fondo il vecchio ospedale non era funzionale, era stato anche danneggiato dai bombardamenti. Un passaggio graduale, studiato nei tempi e nei modi”.

 

“Nel 1952-1953, eravamo appena giunti nel nuovo ospedale, è stato possibile svolgere nuovi concorsi, per lo sblocco giunto dopo la fine della guerra. Io da solo ho per esempio preso parte a ben 176 prove di concorso per assunzione di primari, aiuti, medici, a cui aggiungere quelli per personale e infermieri. Ed erano selezioni condotte con metodo e serietà, almeno per i tempi. Ricordo che andai personalmente a Roma, presso l’alto commissariato per la sanità a sollecitare il decreto di istituzione della scuola infermieri di cui avevamo grande necessità”.

Il ricordo di Giuseppe Orlandini, pediatra del Civile di Brescia

Il pediatra Giuseppe Orlandini, che veniva da Pavia e fu assunto come assistente in Medicina nel 1937, ricorda quegli anni trascorsi nel vecchio ospedale, con la visione di una medicina frutto dei tempi, ma con l’entusiasmo che ora manca a molti:

 

“Allora il mio non era certo un reparto dove il medico mandava i suoi pazienti dall’urologo o dall’andropatologo. Si risolveva in reparto, ci si chiedevano motivazioni e cause, e di certo non si richiedeva la lunga fila di esami senza prima sapere o supporre. Sull’ammalato ci dovevi star su, avevi gli occhi, le mani e le orecchie per capire. Era in fondo un ospedale adeguato ai tempi, ordinato e pulito, era vecchio solamente nelle mura. Ricordo per esempio di come si andava fieri del reparto di radiologia, all’avanguardia in Italia. Ma i danni della guerra e una medicina più tecnologica spinsero tutti a vedere con favore il nuovo ospedale”.

La chiusura del vecchio ospedale

Il 19 dicembre 1953 – alla presenza dell’Alto Commissario per la Sanità on. Tessitori – viene definitivamente chiuso il vecchio ospedale. In quello nuovo – capace di circa 1600 posti letto operativi – entrano nel 1952 22.396 degenti e nel 1954 25.929, gli addetti sono quello stesso anno circa 800.

Lo sforzo per migliorare rapidamente lo standard as­sistenziale è testimoniato nel giro di soli due anni (tempi rapidissimi confronto all’oggi) dall’apertura del reparto urologico con relativo ambulatorio, dall’acquisto di una campana iperbarica, un polmone d’acciaio, apparecchiatura per anestesia (istituendo il servizio centrale di anestesia) a ciclo chiuso e per parto indolore.

 

Fra il 1954 e il 1955 viene aperto il centro di stomatoiatria con dieci letti e, presso Dermatologia il centro per ustionati e di chirurgia plastica con altri dieci letti, istituito il centro per neonati immaturi e, il 18 dicembre 1955 aperta la scuola autonoma di ostetricia con convitto interno. Infine, il primo anno di corso della nuova scuola infermieri, nel 1956, vede l’iscrizione di ben 400 allievi.

Fiocco di neve cresce ancora

Sono indubbiamente passi da gigante per la nuova medicina bresciana, che indagheremo meglio anche nelle prossime pagine. Gli amministratori spesero, al termine del 1955 (rivalutando le spese anteguerra) la bellezza di oltre 2 miliardi e mezzo di lire. Una somma per i tempi colossale, gestita in tempi difficili ma evidentemente meno “bloccati” – per usare un eufemismo – rispetto a quelli che stiamo vivendo.

 

In cambio il nuovo ospedale, oltre alle attrezzature citate, poteva già vantare impianti termo sanitari su cinque circuiti, camere operatorie con impianti di condizionamento, distribuzione centralizzata di gas medicinali (ossigeno e gas anestetico), impianti di sterilizzazione, impianti frigoriferi.

Per il 1954 e per Brescia, il futuro della medicina era già cominciato.

Certo furono tempi ben diversi dall’oggi

E chissà se davvero, dal punto di vista umano e professionale, quelli sono tempi da dimenticare o non, piuttosto, da rivalutare appieno. Difficile credere che oggi un medico ospedaliero possa avere esperienze e poteri decisionali come quelli raccontati da Gianfranco Levi:

 

“Ogni medico era una persona che contava anche dal punto di vista amicale, affettivo. Per non parlare del primario, visto da tutti come amico. Ma nel suo reparto faceva letteralmente quello che voleva, sorretto però dalla stima di tutti e da un’etica non comune. Non doveva domandare, e contava anche dal punto di vista amministrativo. Non era spesso necessario chiedere preventivi permessi agli amministratori, che forse contavano meno di ora, ma si fidavano a ragione del loro operato”.

 

Esplorare ogni anfratto della storia dell’ospedale Civile di Brescia negli anni che seguirono non è compito di queste righe, ma ci preme ricordare da subito almeno alcuni punti cardine che fecero del nosocomio, ed infondo della intera medicina bresciana, una scienza all’avanguardia in Italia in quel decennio dopo la fine della seconda guerra mondiale.

 

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La storia bresciana del sangue. Il secondo di 5 articoli legati alla storia della trasfusione di sangue nella città di Brescia. Scopri di più, clicca qui.

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