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Zone rosse e arancioni: la donazione di sangue con...

Zone rosse e arancioni: la donazione di sangue continua

Zone rosse e arancioni: la donazione di sangue continua

Come sottolineato da una nota del Ministero della Salute le donazioni di sangue e di plasma, che rientrano tra le cosiddette “situazioni di necessità” citate dal DPCM dello scorso 4 novembre, non si fermano neanche nelle zone rosse e arancioni.

Se si risiede in una Regione rossa o arancione, o se si risiede in un Comune sottoposto a limitazione degli spostamenti, è dunque sempre possibile recarsi a donare o a svolgere attività di volontariato nelle associazioni.

 

Lo stop agli spostamenti non coinvolge dunque i donatori, che dovranno compilare e, nel caso di controllo da parte delle forze di polizia, esibire il modello dell’autocertificazione. Se sottoposti a controllo, i donatori dovranno barrare la casella “altri motivi ammessi dalle vigenti normative…” e specificare “donazione di sangue/plasma presso Centro Trasfusionale di….”.

Per scaricare il modello di autocertificazione clicca qui.

Per poter donare, occorre essere in buona salute. Rimane inoltre necessaria la prenotazione per evitare affollamenti all’interno degli ambulatori. Vanno infine rispettate le regole di sicurezza.

Zone rosse e arancioni: la donazione di sangue continua

Le motivazioni di questa scelta sono facilmente intuibili. Le donazioni di sangue e di plasma non si fermano, nemmeno in zona rossa, data la grande richiesta negli ospedali. Il Centro Nazionale Sangue ha ribadito come ogni giorno siano in media 1800 i pazienti che continuano ad avere bisogno di trasfusioni.

 

“L’appello che rivolgiamo ai donatori, anche a quelli che vivono nelle zone rosse e arancioni, è quello di continuare a donare. Le trasfusioni sono un Livello Essenziale di Assistenza, che deve essere garantito, quindi non si possono fermare le donazioni. Il consiglio ai donatori che sono in buona salute è prenotare la donazione, telefonando prima, per evitare affollamenti degli ambulatori a loro dedicati, ma non è l’unica misura che è stata presa per garantire la sicurezza non solo dei donatori ma anche del personale sanitario ”.

 

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