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Vittorio Formentano: missionario laico della solid...

Vittorio Formentano: missionario laico della solidarietà

Vittorio Formentano

Non ebbi la fortuna di collaborare direttamente a livello Nazionale con Formentano. Tuttavia ne ho ricevuto il fascino carismatico in sporadici incontri nel corso di assemblee, di convegni associativi, di cerimonie celebrative. La carica di ideali e le eccellenti capacità organizzative le ho potute constatare e vivere in prima persona riflesse e comunicate attraverso la caratura morale e la passione sociale di alcuni dei suoi migliori collaboratori e allievi durante la mia permanenza in Consiglio Nazionale. Ricordo con tanta simpatia e riconoscenza Moscatelli, Carminati, Cesura, Rigamonti, Battaini, Varasi, che sono stati per me collaboratori e guide piene di saggezza.

Vengono riportati di seguito alcuni brani del discorso commemorativo letto a Firenze (Palazzo Vecchio Salone dei 500) il 15 ottobre 2005 nel 110° anniversario  della nascita del Dott. Vittorio Formentano.

Formentano, figura carismatica di medico e di uomo sociale, dotato di una genialità profetica e di una straordinaria antiveggenza nel campo dell’ematologia con particolare riguardo al settore applicativo del sistema donazione-trasfusione del sangue.

Negli anni ’20-‘30 gli studi ematologici erano agli albori delle conoscenze, se consideriamo che la scoperta dei gruppi sanguigni risaliva a soltanto due-tre decenni avanti dopo i reiterati insuccessi verificatesi nei tentativi di emoterapia durante il secolo XIX.

Profilo biografico di Vittorio Formentano

Vttorio Formentano nacque a Firenze il 31.10.1895. Il padre, dr. Alfredo, era magistrato in carriera presso il Tribunale di Firenze. Il giovane Vittorio, per motivi legati alla professione del padre, soggiornò in periodi diversi della vita in varie città (Pisa, Verona, Catania, Macerata, Perugia, Bologna). Grazie a questa esperienza ebbe così modo di fare una preziosa conoscenza di uomini, di usi e di tradizioni in alcune regioni italiane.

 

Nel contempo educato e cresciuto in una famiglia guidata da radicati principi di giustizia e di elevato senso dell’impegno sociale, Formentano acquisì precocemente il significato valoriale della vita. Grazie agli influssi dell’epopea risorgimentale ancora vivi all’inizio del XX secolo, da studente liceale (Verona) partecipò alla costituzione del “Corpo Volontari Alpini” e a Catania fu tra i fondatori del “Corpo Volontari Fucilieri”. Compito del giovane era di organizzare corsi di tiro a segno per la sorveglianza dei litorali. La formazione civile e sociale di Formentano fu subito improntata al volontariato e alla organizzazione di iniziative di utilità sociale.

 

Queste le premesse che fanno di lui il fondatore e l’anima del movimento avisino. Ma se è vero che la vita è maestra di indirizzi e di opere benefiche per coloro che la sanno giustamente vivere e interpretare, per Formentano anche gli orrori e le tristi vicende della guerra nell’arco di ben sei anni costituirono motivo e stimolo per irrobustire la sua formazione spirituale, la sua coscienza sociale e per fargli compiere un salto di qualità e di essenza nella scelta del suo avvenire professionale.

Il periodo della prima guerra mondiale

Allo scoppio della prima guerra mondiale da giovane ufficiale fu al fronte nel settore del Montenero al 4° Regg. Alpini. Subì una leggera ferita e venne quindi destinato all’addestramento degli alpini sciatori. Nel 1917 fu costretto a scegliere se proseguire la carriera militare o continuare gli studi di medicina. Optò per la seconda via e pertanto perse il grado di ufficiale. Come sergente di sanità venne assegnato al servizio sanitario del 4° Regg. Alpini. Nel novembre 1918 con l’Ospedale del campo n.243 entrò in Trento liberata ed opera a beneficio dei feriti. Passò all’Ospedale di Greis e quindi all’Ospedale militare di Genova. Nel 1921 venne congedato e riuscì finalmente laurearsi.

 

Compiuti i primi passi nella carriera a Voghera si trasferì presto a Milano. Orientò subito la sua attività professionale alla ematologia, disciplina che dietro gli influssi della Scuola medica di Pavia cominciava a dare vita ai primi presidi sanitari nel campo della emotrasfusione. Aprì a Milano un centro medico denominato “Istituto ematologico”. Con la collaborazione di alcuni colleghi realizzò un servizio di analisi del sangue iniziando altresì la pubblicazione del “Bollettino ematologico”.

La nascita di Avis

Nel 1926, a conclusione di una memorabile giornata di lavoro nella quale il giovane medico aveva dovuto rassegnarsi sconfitto di fronte ad una madre spentasi per grave emorragia da parto per la mancanza di sangue da trasfondere, Formentano decise di costituire un gruppo di donatori volontari. Lanciò un appello al giornale locale a cui risposero diciassette generosi cittadini. Questi si riunirono presso il Centro ematologico di Formentano e costituirono l’embrione della futura AVIS.

 

Gli obiettivi prioritari miravano a predisporre elenchi di donatori disposti, dietro chiamata, ad accorrere presso i presidi sanitari, ha soccorrere con il dono gratuito del proprio sangue una vita in pericolo e con l’intento, non trascurabile, di controbattere la tendenza alla compra-vendita dello stesso. I 17 pionieri, guidati da Giorgio Moscatelli, concordarono un programma promozionale e redassero una bozza di statuto e un codice deontologico. Iniziò così la meravigliosa avventura avisina non scevra di ostacoli, di incomprensioni e di difficoltà che è sfociata nella edificante e operosa realtà associativa di oggi.

L’inizio di Avis con Formentano alla guida dell’Associazione

I primi anni furono veramente duri e irti di difficoltà. Basti pensare che i volontari dovevano tassarsi per affrontare gli oneri di segreteria, per potersi fregiare del distintivo e che le ore di assenza dal lavoro per la donazione non venivano rimborsate. Molte aziende erano infatti restie anche a concedere permessi non retribuiti.

Seguirono poi gli anni della imposizione fascista. La dirigenza avisina rifiutò l’invito di aderire alle organizzazioni sociali del regime a difesa della propria identità di associazione libera ed autonoma. Il governo fascista istituì così i Comitati provinciali dei donatori di sangue. Lo scopo era di boicottare l’opera dell’AVIS e di contrapporre ai volontari avisini i datori di sangue retribuiti. Ma l’ora della verità venne e si affermò dopo il 1945. Furono riconosciuti i meriti di Formentano con la promulgazione del legge del 1950 che attribuiva all’AVIS nel settore emotrasfusionale compiti paritetici a quelli del C.R.I. all’epoca responsabile del Centro Trasfusionale Nazionale di Roma.

 

Come avviene per le opere supportate da nobili ideali, lo sviluppo dell’iniziativa avisina ebbe una progressione insperata. Nel volgere di alcuni anni lo sviluppo di AVIS interessò tutto il territorio nazionale. In carenza di leggi organiche l’Associazione fu costretta ad assumere direttamente o per incarico delle istituzioni pubbliche l’onere della gestione di numerosi centri trasfusionali ospedalieri e non. Questi, negli anni ‘70-‘80, si contavano in circa 150 su tutto il territorio nazionale. A regolare la materia vennero poi le leggi dello Stato: la legge n. 592 del 1967 e la legge 107 del 1990 tuttora vigente.

 

Oltre che presidente dell’AVIS milanese, Formentano ricoprì la carica di presidente nazionale fino al 1977. Fu inoltre fondatore e primo presidente della FIODS.

Lineamenti della personalità di Vittorio Formentano

Personaggio dall’aspetto dolcemente signorile, dotato di un approccio aristocratico arricchito da un eloquio suadente e forbito che rivelava chiaramente le sue origini fiorentine e fondato su un argomentare che non amava la violenza della parola urlata, ma la forza della ragione e degli impulsi del cuore. Sapeva penetrare nella coscienza di chi lo ascoltava con le capacità conquistatrici delle sue opere e delle sue idee manifestando altresì elevate qualità manageriali. Formentano apparteneva a quella categoria di personalità nelle quali alla semplicità e talora alla modestia dell’aspetto e dell’approccio seguiva un salto di qualità spirituale e umana capace di accattivare consensi e seguaci.

 

Forte dei principi acquisiti nella sofferta esperienza giovanile e concretatasi nell’esercizio professionale Formentano è da considerare fra i fondatori dei servizi trasfusionali del nostro paese. Nel panorama ospedaliero italiano essi avevano, attorno agli anni ’30, una configurazione strutturale assai confusa e diversificata da ospedale a ospedale. L’attività trasfusionale veniva svolta in genere nei reparti di chirurgia, di ostetricia di ginecologia e nei rari istituti di ematologia. I donatori erano per lo più occasionali, talora retribuiti. Formentano ebbe la felice intuizione di puntare sui donatori volontari non retribuiti. Ebbe subito la visione globale del problema donazione-trasfusione operando alla creazione di una rete di servizi autonomi in sede ospedaliera pubblica e privata con lo scopo di poter contare sui donatori motivati e sottoposti a periodici controlli.

Il valore etico ed umanitario voluto per l’Associazione

Oltre alle doti di manager pianificatore dei servizi emotrasfusionali, Formentano ebbe il grande merito di dare alla offerta del sangue un valore umanitario ed etico di grande rilievo. Volle che il dono prescindesse da ogni considerazione ideologica, da ogni discriminazione politica, razziale e religiosa. Doveva essere volontario, anonimo e gratuito; qualità egregiamente sintetizzate nel motto che fregia i nostri labiali “caritas usque ad sanguinem”. Ma nelle funzioni di leader del volontariato del sangue Formantano allargò la sua visione dei servizi a livello internazionale. Fondò e diresse per molti anni la Federazione internazionale (FIODS) gettando così le basi delle norme che almeno in sede europea costituiscono le linee-guida del sistema donazione-trasfusione.

 

Il monito che ancora oggi Formentano ci suggerisce è quello di non abbandonare la via tracciata dai padri fondatori dell’AVIS e di non percorrere sentieri che portano a trasformare il dono in una mera operazione tecnica e asettica. Esso sia invece il segno tangibile e ripetitivo di una compartecipazione solidale e consapevole ai bisogni di concittadini in difficoltà, profondamente vissuta anche allo scopo di elevare il tenore morale e civico della comunità.

 

Il prezioso patrimonio di opere, di ideali e di contenuti di solidarietà è bene sintetizzato nel codice deontologico dettato da Vittorio Formentano nel 1927. Il codice così recita:

Il primo codice deontologico del donatore di sangue

Io mi impegno sul mio onore a

 

  • osservare le seguenti regole perché è volontariamente che io offro il mio sangue ad ogni malato chiunque esso sia;
  • sorvegliare la mia salute e a non abbandonarmi ad alcun eccesso che potrebbe recare danno ad esso;
  • prestarmi a tutti gli esami di controllo della mia salute giudicati indispensabili dal capo del mio centro e accettati da tutti i donatori di sangue;
  • non dimenticare che la salute e la vita di un malato possono dipendere dalla dimenticanza di queste regole;
  • rispondere ad ogni chiamata per la trasfusione;
  • rispettare l’anonimato del malato, come pure io non sarò per lui che un donatore anonimo;
  • rimanere degno di essere donatore di sangue rispettando le regole della morale, della buona condotta e della solidarietà umana.

 

La perdita di questi valori significherebbe il tramonto dell’umanesimo avisino.

 

prof. Mario Zorzi

 

Fonte dell’immagine: avis.it

Avis e la Prima Guerra Mondiale. Scopri di più sulla storia dell’Associazione. Clicca qui.

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