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Patient Blood Management: si diffonde la cultura negli ospedali italiani

Patient Blood Management

Più sicurezza per i pazienti negli ospedali e un’attenzione particolare verso il paziente in tutte le fasi pre e post operatorie; questo è l’obiettivo del Patient Blood Management. Si sta diffondendo negli ospedali italiani questa pratica in grado anche di ridurre i tempi di degenza e ridurre sensibilmente i costi legati alle terapie trasfusionali.

Cos’è il Patient Blood Management?

Il Patient Blood Management, anche detto PBM, non è che un nuovo approccio incentrato totalmente su una migliore cura del paziente in ospedale. É composto da un insieme di pratiche per la gestione dell’anemia, l’ottimizzazione dell’emostasi, il risparmio di sangue nel peri-operatorio, l’emostasi chirurgica, l’utilizzo di emocomponenti e di farmaci plasmaderivati. Nello specifico il PBM mira a individuare un paziente anemico ancora prima che questo venga sottoposto ad un intervento chirurgico. Così facendo si riduce il rischio di aggravamento dell’anemia ed il ricorso alla trasfusione.

 

Come riportava il sito avis.it già nel 2018: “Il PBM consiste in una serie di tecniche farmacologiche e non farmacologiche da adottare prima, durante e dopo l’intervento secondo tre ‘pilastri’: ottimizzare la capacità di produrre globuli rossi, ad esempio trattando l’anemia prima dell’operazione; ridurre al minimo il sanguinamento, un risultato ottenibile con tecniche chirurgiche particolari o utilizzando terapie specifiche; ottimizzare la tolleranza verso l’anemia, agendo anche con farmaci sulla capacità dell’organismo di tollerarla. Se ben applicato, il PBM oltre a evitare le complicanze, può ridurre i tempi di degenza e ridurre sensibilmente i costi legati alle terapie trasfusionali”.

Come si sta diffondendo il PBM in Italia?

Recenti studi indicano che in circa due terzi su un totale di 153 presidi ospedalieri testati si svolgono attività di formazione specifiche sul PBM. Oltre a queste si realizzano vari eventi formativi nel corso dell’anno. Ma non solo: – In un’elevata percentuale dei PO è stato dichiarato il rilascio al paziente di una esaustiva informazione sulla propria condizione clinica e sulle strategie alternative alla trasfusione omologa in caso di anemizzazione… emerge una buona implementazione dei programmi di screening dell’anemia secondo le tempistiche definite dalle linee guida nazionali ed internazionali, così come un approccio terapeutico mirato alla correzione della causa dell’anemia – (fonte: centronazionalesangue.it).

 

Ricordiamo inoltre che l’Italia è stato il primo paese in cui il PBM è supportato ufficialmente dal Ministero della Salute.

 

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