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La donazione non remunerata, una definizione talvolta ambigua
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La donazione non remunerata, una definizione talvolta ambigua

La donazione non remunerata, una definizione talvolta ambigua

Come abbiamo più volte specificato in numerosi articoli in Italia la donazione di sangue rappresenta un gesto volontario, gratuito, anonimo, periodico e  responsabile. Volontario perché donare sangue è una scelta personale, di attenzione verso gli altri. Gratuito perché il donatore non riceve nulla in cambio. Anonimo perché chi dona non sa a chi andrà il suo sangue. Periodico perché si contribuisce a creare una riserva di sangue sempre disponibile per chi può averne bisogno. Inoltre, la donazione periodica garantisce un controllo costante del proprio stato di salute. Responsabile perché il donatore di sangue si impegna, nei confronti di chi domani potrà avere bisogno del suo sangue, a mantenere un corretto stile di vita.

 

Durante il convegno Fiods che si è svolto a Roma lo scorso venerdì 25 ottobre uno degli argomenti trattati è stato proprio quello che riguarda la non remunerazione tipica della donazione di sangue. Nonostante il sistema sangue italiano e le realtà associative che ne fanno parte si fondino infatti sulla promozione della donazione volontaria e gratuita, in altri Paesi del mondo questo non accade. Negli Stati Uniti, in particolar modo, la raccolta di plasma avviene molto spesso tramite un pagamento al donatore.

La donazione non remunerata e il rischio di fraintendimento

La definizione di “donazione non remunerata” utilizzata anche dalla World Health Organization è quindi messa in discussione o quantomeno soggetta a possibili fraintendimenti. Per definirne al meglio i limiti è stata recentemente istituita una commissione internazionale il cui scopo è proprio quello di specificare quanto più in dettaglio il senso di “non remunerazione”. Il lavoro della commissione si è sviluppato a partire dall’articolo 21 della Convezione di Oviedo per la protezione dei Diritti dell’Uomo e della dignità dell’essere umano nei confronti dell’applicazioni della biologia e della medicina.

La commissione ha evidenziato 4 punti fondamentali.

  • La donazione del sangue deve essere volontaria e non deve essere accompagnata da nessuna forma di pagamento. La nozione di “non remunerazione” non esclude la possibilità di elargire legittimi rimborsi ai donatori. Occorre stabilire un preciso confine tra legittime forme di rimborso (per spese sostenute o per mancati guadagni) per i donatori e qualsiasi beneficio (non solo finanziario) associato alla donazione. Il rimborso deve essere rigorosamente limitato ai costi sostenuti o ai mancati guadagni direttamente associati alla donazione. Non si deve escludere la possibilità di indennizzo per eventuali danni attribuibili alla donazione.
  • Non sono ammissibili, in nessuna forma, compensi per “inconveniences” correlate alla donazione. La nozione di “inconveniences” potrebbe mascherare un reclutamento di volontari in caso di carenze e di conseguenza uno sfruttamento di gruppi vulnerabili.
  • Eventuali ricompense non devono mascherare forme di pagamento. Pertanto non devono avere valore monetario e non devono essere trasferibili ad altre persone.
  • Agevolazioni elargite in connessione all’attività della donazione sono incompatibili con i criteri di gratuità e assenza di profitto. Premi e riconoscimenti associativi per i volontari al fine di rafforzarne il legame associativo e di riconoscere l’impegno teso alla realizzazione degli obiettivi sono ammissibili purché di valore modico e non connessi in alcun modo a un singolo atto di donazione.

Una presa di posizione netta da parte del sistema trasfusionale italiano

Le opinioni delle istituzioni sono quindi nette e chiare: nessuna forma di remunerazione straordinaria per la donazione di sangue. Ciò va di pari passo con quanto da tempo messo a disposizione dei donatori e per loro concordato. È bene ricordare infatti che in caso di donazione al lavoratore dipendente spetta una giornata di riposo normalmente retribuita dal datore di lavoro. Analogamente, grazie al Protocollo MIUR-AVIS, agli studenti donatori viene riconosciuta una assenza giustificata. Questo è stato stabilito per promuovere una cultura della donazione volontaria e che risulterebbe quantomeno in contraddizione con una qualsiasi forma di compenso.

 

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