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Il rischio di trasmissione delle malattie infettive - La Goccia Magazine
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Il rischio di trasmissione delle malattie infettive

Il rischio di trasmissione delle malattie infettive

Tutte le infezioni si possono trasmettere tramite trasfusioni

La presenza di infezioni in atto costituisce un rischio per la salute del ricevente. Il donatore viene quindi sospeso dalla donazione per un periodo variabile dopo la cessazione dei sintomi (ad es. per influenza e gastroenteriti è prevista una sospensione di due settimane dalla guarigione).

Esiste il rischio che il donatore doni in un momento in cui l’agente infettivo non sia rilevabile clinicamente (periodo di incubazione). Nell’eventualità che nei giorni successivi al prelievo il donatore presenti i sintomi di una malattia infettiva è opportuno che ne dia tempestiva comunicazione.

Questo consentirà di evitare l’impiego dell’unità donata e di prevenire la trasmissione dell’infezione al ricevente o, in caso di trasfusione già avvenuta, permetterà di mettere in atto le possibili contromisure per impedire lo sviluppo della malattia nel paziente.

Il rischio infettivo più temuto per i pazienti trasfusi è la trasmissione dell’HIV (virus responsabile dell’AIDS), dell’HBV (virus responsabile dell’epatite B), dell’HCV (virus responsabile dell’epatite C) e della sifilide. Ad ogni donazione vengono sempre eseguiti test specifici per queste malattie.

Esiste tuttavia il rischio che il donatore doni in un momento in cui la presenza di uno di questi agenti infettivi non sia rilevabile, definito come periodo di finestra diagnostica, ossia il lasso di tempo in cui l’agente infettivo è presente nell’organismo ma non è rilevabile dai test di laboratorio. Per ovviare a questo pericolo, durante il colloquio con il medico deve essere posta particolare attenzione ad alcuni comportamenti considerati a rischio maggiore di trasmissione.

Il rischio di trasmissione delle malattie infettive

Comportamenti e situazioni a rischio di trasmissione di epatiti B e C, sifilide e AIDS

Sono potenzialmente a rischio di trasmissione di malattie infettive e prevedono un periodo di sospensione dalle donazioni di 4 mesi:

Rapporti sessuali a rischio con

  • scambio di denaro e droga;
  • tossicodipendenti;
  • partner occasionali, sconosciuti o non abituali;
  • partner positivi per il test dell’epatite B, C e HIV o a rischio di esserlo;
  • più partner sessuali;
  • partner che hanno avuto precedenti comportamenti sessuali a rischio o dei quali il donatore ne ignora le abitudini sessuali;
  • partner di cui non sia noto lo stato sierologico, nato o proveniente da paesi esteri dove l’AIDS è una malattia diffusa.

Situazioni potenzialmente a rischio

  • Convivenza abituale con soggetto (non partner sessuale) con positività per HBsAg e/o anti HCV (si applica anche se il donatore è vaccinato per l’epatite B);
  • esposizione accidentale a sangue o strumenti contaminati con sangue;
  • agopuntura;
  • tatuaggi;
  • foratura dei lobi auricolari;
  • piercing;
  • diagnostica invasiva (colonscopia, gastroscopia, artroscopia, ecc. – per la riammissione è necessario portare la documentazione relativa all’intervento);
  • interventi chirurgici maggiori (per la riammissione è necessario portare la documentazione relativa all’intervento).

Epatite B

È un’infezione del fegato causata da un virus che si trova nel sangue e altri liquidi organici, in particolare nelle secrezioni genitali.
La trasmissione avviene:

 

  • con il rapporto sessuale (vaginale, anale, oro-genitale) non protetto;
  • per contatto della cute lesionata con sangue infetto (anche in piccole quantità);
  • mediante lo scambio di siringhe o altri strumenti utilizzati per la preparazione e somministrazione di sostanze stupefacenti;
  • mediante l’utilizzo di strumenti (ad esempio per la pratica di tatuaggi e piercing) non adeguatamente sterilizzati;
  • dalla madre al figlio durante il parto.

 

L’infezione acuta può essere asintomatica o si può manifestare con stanchezza, inappetenza, febbre, nausea e talvolta ittero (colorazione gialla della pelle e delle mucose).

In circa il 5% dei casi può divenire cronica con rischio di evoluzione in cirrosi epatica e tumore del fegato.

È possibile sottoporsi alla vaccinazione.

Epatite C

È un’infezione del fegato causata dal virus dell’epatite C presente nel sangue e nei liquidi biologici. Il contagio avviene per contatto con sangue e liquidi biologici di una persona infetta. Il virus, una volta penetrato nell’organismo, attacca le cellule del fegato provocandone la distruzione.

I pazienti con epatite virale acuta possono presentare un quadro clinico variabile: dall’assenza di qualsiasi sintomo clinico a forme con nausea intensa, malessere, vomito, ittero (colore giallo della cute e delle sclere), fino alla manifestazione di forme cliniche gravissime. Il più delle volte però si presenta in una forma clinica lieve.

Nel caso di persone asintomatiche, ossia senza segni clinici, spesso vi è il riscontro occasionale dell’alterazione dei valori degli esami di laboratorio (transaminasi).

L’epatite C cronicizza in un’alta percentuale di casi con possibilità di evoluzione verso la cirrosi epatica.

Non è ancora disponibile un vaccino. L’unica difesa è rappresentata dalle misure di prevenzione.

Sifilide

La sifilide è una malattia infettiva a trasmissione sessuale causata da un batterio che si chiama Treponema Pallidum. Si manifesta inizialmente con una o più ulcere cutanee/mucose a livello dei genitali, della regione anale o del cavo orale (fase primaria). Successivamente possono comparire lesioni cutanee diffuse più frequentemente al tronco e alla regione palmo-plantare (fase secondaria). Dopo anni, se non trattata, la sifilide può interessare organi interni, ad esempio il sistema nervoso centrale ed il cuore (fase terziaria). La trasmissione avviene per contatto diretto fra le lesioni cutanee/mucose di una persona malata e la cute o le mucose della regione genitale, anale e orale del partner.

AIDS
Sindrome da immunodeficienza acquisita

L’AIDS è un’infezione diffusa in tutti i paesi del mondo ed è causata da un virus che si chiama Virus dell’Immunodeficienza Umana (viene anche indicato con la sigla HIV – Human Immunodeficiency Virus). Il virus vive nell’organismo umano, in particolare si trova nel liquido pre-eiaculatorio nello sperma, nelle secrezioni vaginali, nel sangue e nel latte materno.

Le modalità di trasmissione sono le seguenti.

Rapporti sessuali (la più frequente)

La trasmissione avviene sia con il rapporto omosessuale che eterosessuale mediante il contatto diretto tra le secrezioni genitali di una persona sieropositiva e la mucosa genitale, anale o della bocca del partner. La presenza di sangue durante il rapporto aumenta il rischio di trasmissione.

Contatto con sangue infetto

La trasmissione avviene per contatto della cute lesionata con sangue infetto; sono sufficienti piccole quantità. Ciò si può verificare mediante lo scambio di siringhe usate o altri strumenti utilizzati per la preparazione e somministrazione di sostanze stupefacenti, o tramite l’utilizzo di strumenti (ad esempio per la pratica di tatuaggi e piercing) non adeguatamente sterilizzati.

Per anni l’infezione può dare pochi sintomi non caratteristici o addirittura non dare alcun sintomo. Successivamente, quando le difese immunitarie diminuiscono, iniziano a comparire delle manifestazioni indicative di malattia conclamata.
Per ulteriori informazioni visita il sito di Avis, clicca qui.

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Quali sono i controlli periodici a cui devono sottoporsi i donatori? Clicca qui.

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