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Avis e la sicurezza sanitaria nella donazione di sangue - Goccia Magazine
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Avis e la sicurezza sanitaria nella donazione di sangue

Avis e la sicurezza sanitaria

Tanti donatori di Avis si chiedono come mai il questionario da compilare prima della donazione sia diventato nel tempo così lungo e dettagliato. La ragione è presto detta. Basandoci sulla possibilità del donatore di autosospendersi e applicando le linee guida sui periodi di sospensione dalla donazione nel caso di comportamenti a rischio per le malattie trasmissibili con il sangue (ma non solo) si applica un primo, importantissimo, filtro affinché il rischio di contrarre tali malattie rimanga praticamente inesistente.

 

Al questionario di Avis si aggiungono poi i continui e serrati controlli sulle singole unità di sangue intero prima del loro utilizzo e i costanti richiami in caso di risultati dubbi. Proprio l’utilizzo di nuovi test (NAT, Nucleic Acid Test) su campioni di sangue ha permesso di ridurre il “periodo finestra” ovvero il periodo in cui il virus è presente nell’organismo ma non individuabile tramite i test di screening, permettendo di intercettare i casi di positività sfuggiti al primo livello di controllo, quello del questionario per l’appunto.

Probabilità? Quasi zero!

Quanto, questi controlli su più livelli hanno effetto sulla prevenzione della trasmissione delle malattie virali? I numeri e le statistiche ci danno degli indizi.

In ambito scientifico una probabilità di contrarre una malattia inferiore a uno su un milione è considerata trascurabile.

Dal 1985, ovvero dall’anno in cui sono stati introdotti gli esami di screening obbligatori per legge sulle sacche di sangue donate, il rischio di contrarre una malattia virale (HIV, HBV o HCV) in seguito ad una trasfusione è drasticamente diminuito fino ad arrivare, in alcuni casi, ad 1 su 45 milioni, ben al di sotto quindi, della soglia di rischio considerata trascurabile.

Basti pensare che è più facile essere colpiti da un fulmine (1/80000) o vincere alla lotteria nazionale (1/11000000).

Il Centro Nazionale Sangue ci riporta questi dati confortanti che dovrebbero rassicurare tutti coloro che donano e che ricevono il sangue. Si pensi che questo traguardo è stato raggiunto grazie alla disponibilità e alla generosità dei donatori che hanno abbracciato nella maniera più intima possibile, il significato di donazione responsabile.

Il fatto inoltre che la donazione sia effettuata in maniera totalmente anonima, senza conoscere cioè il ricevente, e gratuita, senza alcun compenso, evita che la donazione stessa venga fatta per altro se non per generosità e altruismo.

L’emovigilanza

Dopo la donazione e anche dopo la trasfusione però i controlli non finiscono.

In Italia e in altri Paesi è infatti attivo un sistema di emovigilanza. Questo è deputato a raccogliere le informazioni circa tutti gli eventi gravi correlati a trasfusione, comprendendo quindi le reazioni trasfusionali ma anche sospetti di trasmissione di malattia.

Il follow-up dei pazienti trasfusi permette quindi di controllare anche a posteriori gli esiti della trasfusione, risalendo, se necessario, fino alla sorgente e mettendo in atto tutti i sistemi di sicurezza necessari caso per caso, al fine di proteggere il ricevente e il donatore.

L’emovigilanza inoltre garantisce di ottenere dati reali, verificabili e qualitativamente definiti, utili per fornire le tabelle probabilistiche e le percentuali che abbiamo riportato.

 

Insomma, la donazione in Avis si conferma un atto sicuro. Come sicura è la trasfusione di sangue e derivati nel nostro paese. Tutto questo è possibile ad una serie di controlli rigorosi e alla capacità del donatore di fare propri i principi avisini.

 

– Dr. Claudio  Bravin

 

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