Avis e la Prima Guerra Mondiale

Avis e la Prima Guerra Mondiale

Nella ricorrenza del centesimo anniversario della fine dell’immane tragedia che fu la Grande Guerra è per noi doveroso ricordare lo straordinario impulso che essa determinò in campo medico, sanitario e chirurgico.

 

Allora venne combattuta una guerra contro la guerra stessa, in un eroico sforzo per salvare vite con pochissimi mezzi ed in condizioni di sovrumana emergenza. Durante il conflitto, vennero messe a punto, e spesso ideate, soluzioni mediche e prassi cliniche che posero i presupposti anche per la nascita della nostra associazione. Da notare che AVIS nacque nel 1927; la prima trasfusione di sangue a Brescia, direttamente dal donatore al paziente, ebbe luogo nel 1913.

Quindi, la tecnica della trasfusione di sangue era nota anche all’inizio del conflitto, come lo era anche il riconoscimento dei gruppi sanguigni 0, A e B. Il merito della scoperta, nel 1900, fu dell’austriaco Karl Landsteiner, premio Nobel nel 1930.

Come le conoscenze mediche del tempo risultarono insufficienti

Tuttavia, tali conoscenze mediche risultavano incompatibili con le condizioni belliche. Il conflitto si era trasformato rapidamente da guerra di movimento a guerra di trincee e si diffusero i CCS (“Casualty Clearing Station”). Essi, posti nelle prime retrovie del fronte e sempre più simili alle strutture d’emergenza degli ospedali, raccoglievano, nelle giornate di battaglia, anche migliaia di feriti. Il personale medico-sanitario necessario per operare la trasfusione diretta era troppo numeroso. L’intervento coinvolgeva un’arteria del donatore, che era a rischio della vita e, spesso, individuato tra i feriti “minori”. Inoltre, la verifica dei gruppi sanguigni di ricevente e donatore era pressoché incompatibile con i tempi richiesti dagli interventi in emergenza. Infine, era necessario verificare che il donatore non avesse contratto malattie contagiose.

Avis e la Prima Guerra Mondiale

La necessità delle trasfusioni di sangue

La drammatica consapevolezza che fosse necessario intervenire, in maniera efficace e tempestiva, portò dapprima all’attenzione per la trasfusione di sangue in luogo della somministrazione di infusioni saline (praticamente, flebo), tecnica diffusa in particolare tra il corpo medico inglese. Fondamentale fu l’intuizione dell’utilizzo del citrato di sodio per conservare il sangue, prevenendone la coagulazione, favorendo la nascita delle prima banche del sangue, senza le quali sarebbe stato impossibile operare tempestivamente nelle sconvolgenti evenienze delle battaglie e dei bombardamenti.

A ciò si affiancarono tecniche per la rapida individuazione del gruppo sanguigno del ricevente, per la conservazione prolungata del sangue e, quindi, per la donazione differita, ovvero utilizzando sangue opportunamente posto a scorta nei periodi di quiete, ad esempio individuando donatori del gruppo O con prelievi anche di 700-1000 ml.

Contemporaneamente, si diffondeva l’impiego di tecniche sanitarie tipiche delle emergenze. Tra queste il triage (praticato dal corpo sanitario francese) e l’affermazione delle “resurrection wards”, precursori degli attuali reparti di rianimazione. In tale periodo, numerosi furono i medici in divisa che, in varia misura, contribuirono a questo impetuoso sviluppo nelle tecniche sanitarie, in una disperata lotta contro il tempo ed in un contesto sempre più drammatico.

I protagonisti di una rivoluzione medica e sanitaria

Al fronte ritroviamo nomi famosi, come A. Fleming e G. Keynes (fratello del più famoso economista), ma molti protagonisti di questa epocale rivoluzione medico-sanitaria sono meno noti e, purtroppo, non è possibile qui ricordarli tutti, come i chirurgi G. Crile e E. Archibald. Molto si deve al corpo medico canadese, che operò particolarmente sul fronte franco-tedesco (mag. Lawrence B. Robertson) ed al corpo medico americano (cap. Oswald H. Robertson, solo omonimo del precedente).

Numerose furono le innovazioni che caratterizzarono il primo conflitto mondiale, incluse alcune che oggi tutelano la nostra vita e la nostra salute, consentendo pratiche sanitarie sicure e salvavita, come la trasfusione del sangue. Anche sotto questo profilo ed in questa ricorrenza, non è possibile dimenticare tale inestimabile dono. Un dono che ci proviene dal sacrificio di un’intera generazione.

 

– Lucio Zavanella

 

Il presente contributo sintetico è stato costruito sulla base di articoli di letteratura specializzata. Coloro che desiderassero approfondire l’argomento o ricevere ulteriore materiale, possono contattare Jean-Christophe della Segreteria della Sezione Provinciale AVIS.  Per inviare una e-mail clicca qui.

“Fu solo dopo il 1917, quando il Corpo Medico dell’esercito inglese divenne permanentemente supportato da ufficiali dagli Stati Uniti d’America che la conoscenza della trasfusione di sangue cominciò a diffondersi tra gli eserciti.”
(G. Keynes, tenente del Royal Army Medical Corp, 1922)

 

Cinquant’anni di Avis, “Goccia” dopo “Goccia”. Scopri di più, clicca qui.

CONDIVIDI QUESTO ARTICOLO

ARTICOLI CORRELATI

INSTAGRAM
Segui il nostro profilo