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Apoteosi della tecnica, il preludio della eclissi ...

Apoteosi della tecnica, il preludio della eclissi dell’umanesimo?

Apoteosi della tecnica, il preludio della eclissi dell'umanesimo?

La vita dell’uomo è ampiamente condizionata dalla efficienza di apparati tecnici ai quali siamo costretti ad affidare molte attività quotidiane. É sufficiente un black-out di poche ore in punti nevralgici delle fonti energetiche per bloccare la vita di intere popolazioni, causando danni che si ripercuotono per lungo tempo sulla sopravvivenza delle medesime.

Dei disastri che conseguono a tali eventi i mezzi di comunicazione sono prodighi di informazioni nei momenti acuti del dramma e delle immediate conseguenze.

Al contrario, tacciono o quasi (perché non fanno più notizia!) nel fornire dati sulle condizioni di vita a distanza di mesi e di anni dall’evento. Non va d’altra parte dimenticato che non poche catastrofi ritenute naturali sovente sono correlate ad inefficienze tecnologiche. Il condizionamento della vita umana da parte della ricerca scientifica è persino giunto ad interferire sulle origini della stessa. É sufficiente menzionare la manipolazione dell’embrione nelle sue primissime fasi di sviluppo paucicellulare. Sembra che nella società post-moderna il dominio della tecnica rappresenti l’assioma risolutivo di tutti i problemi dell’uomo, come se la tecnica fosse superiore a qualsiasi ideologia, a qualsiasi concezione filosofica o religiosa della realtà.

Il culto esasperato della ricerca tecnologica sembra destinato ad offuscare le capacità intellettuali e la stessa identità dell’uomo. Da una società così avviata difficilmente nasceranno geni come Leonardo, Dante, Kant, Mozart ecc. Sarà una società popolata da soggetti robotizzati, talora con strutture corporee emendate da protesi e da organi trapiantati, la cui identità originale risulterà largamente inquinata o soppressa.

L’appello di Tomàs Maddonado

A fronte di tali prospettive possibili appare del tutto opportuno e saggio l’allarme lanciato dal filosofo Tomàs Maddonado, studioso di tecnica e di architettura, docente universitario, nel corso del recente Festival della mente di Sarzana. “La tecnica è l’ultima ideologia. E ci è sfuggita di mano”… “Dobbiamo prenderci una pausa di riflessione per capire dove ci porta questo culto esasperato della ricerca scientifica”… “Lo sviluppo tecnologico è più veloce della capacità di coscienza dell’uomo”.

Non è una eccezione che talune ricerche accettate dal mondo scientifico e applicate in ambito sanitario si siano rivelate nel tempo dannose e causa di gravi malattie.

 

Nella mia esperienza ricordo i problemi relativi all’uso della Talidomide (1961), farmaco antidolorifico e tranquillante. Nel tempo esso si è rivelato responsabile di gravi malformazioni congenite (Focomelia). In campo di diagnostica radiologica era entrato in uso come mezzo di contrasto per evidenziare talune strutture anatomiche il thorotrast, soluzione colloidale di diossido di torio, che si è dimostrato responsabile della insorgenza del carcinoma epatico.

Il complesso rapporto tra il progresso tecnologico e i valori umani

Nella formazione e nella educazione dei giovani di oggi, affascinati dalle rapide conquiste della tecnica, lungi dal sminuirne gli indiscussi successi e il reale progresso scientifico, sembra opportuno indicare anche i limiti e i rischi che da un dominio incontrollato delle conquiste della tecnica possono derivare. É necessario soprattutto che non si offuschino i principi e i valori che fanno della vita umana un dono meraviglioso ricevuto dalla natura e che si identificano nella solidarietà, nella reciproca tolleranza e comprensione, nella giustizia. Valori sui quali può essere costruita una convivenza civile e pacifica. Garanzia per la salvaguardia della identità della persona umana.

Il progresso tecnologico non deve essere considerato il fine che soddisfa qualsiasi desiderio e ogni comodità di vita. Al contrario, deve essere visto come strumento per una reale e solida promozione civile e morale di una comunità.

 

– prof. Mario Zorzi

 

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