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AIDS e HIV, facciamo un po’ di chiarezza

AIDS e HIV, facciamo un po’ di chiarezza

AIDS e HIV, un po' di chiarezza

Pochi giorni fa, il 1° di dicembre, si è svolta la trentesima giornata mondiale contro l’AIDS. La giornata è dedicata all’informazione riguardo l’infezione da HIV. Scopo della manifestazione è quello di sensibilizzare la popolazione nei confronti di una malattia che ancora oggi è oggetto di molti tabù.

 

Lo slogan adottato questo anno da UNAIDS è “Live life positively – know your HIV status” (Vivi la tua vita positivamente, conosci il tuo stato HIV”) e rappresenta un invito rivolto a tutti i cittadini a sottoporsi al test per l’HIV in modo da intervenire in maniera tempestiva in caso di positività.

Ancora oggi infatti, nonostante la procedura sia rapida e di semplice esecuzione, il test per l’HIV viene ancora svolto troppo poco e troppo tardi.

AIDS e HIV non sono la stessa cosa

Spesso, nel comune parlare, si fa riferimento in maniera indistinta ad AIDS e HIV. Sigle che in realtà identificano due entità differenti. Facciamo un po’ di chiarezza.

La sigla HIV o Human Immunodeficiency Virus (Virus dell’Immunodeficienza Umana) identifica un virus della famiglia dei retrovirus. Il virus viene descritto per la prima volta negli anni ‘80 analizzando un campione di sangue prelevato trent’anni prima da un uomo di Kinshasa, la capitale della Repubblica Democratica del Congo.

Il soggetto in questione era stato contagiato da un patogeno allora sconosciuto, in seguito ad un contatto diretto con uno o più esemplari di scimpanzé attraverso un morso o forse il consumo di carne dell’animale.

 

Solo all’inizio degli anni ‘80 negli Stati Uniti, studiando alcuni pazienti con caratteristiche e particolari malattie del sistema immunitario, un ricercatore di nome Michael Gottlieb, si accorge di essere di fronte ad una nuova patologia.

Nel 1982 questa malattia viene descritta dal punto di vista dell’origine e dell’evoluzione. In seguito viene definita “sindrome da immunodeficienza acquisita” ed identificata dall’acronimo AIDS.

Un anno più tardi Luc Montagnier, virologo francese, isola per la prima volta il nuovo virus responsabile ormai di centinaia di casi di contagio. Il virus prende quindi il nome di HIV.

 

L’HIV è quindi il virus responsabile dell’insieme di sintomi che si manifestano nell’AIDS.

La malattia e il contagio

L’HIV agisce interferendo con l’attività del sistema immunitario, limitandone l’efficacia e rendendo i soggetti sieropositivi maggiormente esposti sia alle infezioni che allo sviluppo dei tumori. Proprio per l’attività contro il sistema immunitario il nostro organismo non è in grado di produrre anticorpi specifici. Al contrario, man mano che la malattia avanza, questa suscettibilità alle malattie aumenta.

 

Dall’HIV non si guarisce. Il virus rimane nell’organismo per tutta la vita anche se è possibile che non si manifestino dei sintomi per un certo periodo di tempo.

Nonostante questo, se la diagnosi viene fatta precocemente, è possibile, con l’utilizzo di complesse terapie (con i farmaci antiretrovirali) tenere sotto controllo il virus e l’avanzare della malattia. Così facendo si permette al soggetto sieropositivo di condurre una vita normale.

 

L’HIV si trasmette generalmente attraverso il contatto con i liquidi biologici nei quali il virus è presente. Tra questi c’è il sangue, le secrezioni vaginali, lo sperma e il latte materno. Sono quindi a rischio i rapporti sessuali non protetti, la trasmissione tra madre e figlio durante il parto o con l’allattamento e il contatto con sangue infetto.

La probabilità di contrarre il virus tramite saliva, sudore, feci e urine è invece praticamente quasi pari allo zero e la trasmissione non può avvenire per contatto indiretto.

I numeri e la prevenzione

Attualmente in Italia si contano circa 130.000 pazienti affetti da HIV. Si stima tuttavia che siano circa 16.000 le persone sieropositive che non hanno ancora una diagnosi perché non si sono ancora sottoposte al test. Negli ultimi anni, per fortuna, si è assistito ad una lieve riduzione del numero di nuove diagnosi che spesso riguardano giovani tra i 25 e i 29 anni.

 

La prevenzione del contagio è fondamentalmente legata al corretto utilizzo del preservativo durante i rapporti sessuali. Nei pazienti già sieropositivi l’assunzione corretta della terapia dopo una tempestiva diagnosi rappresenta anch’essa una strategia di prevenzione. Riducendo infatti la carica virale si riduce anche la possibilità di contagio.

 

Ad ogni donazione di sangue, per ogni sacca e per ogni nuovo aspirante donatore viene sempre eseguito il test per la ricerca dell’HIV (oltre a quello di epatite B, epatite C e sifilide). In questo modo è possibile garantire uno stretto controllo del donatore ed una altissima sicurezza nel possibile ricevente.

Da oltre 10 anni infatti e a fronte di oltre 3 milioni di trasfusioni il Centro Nazionale Sangue non riporta alcuna segnalazione di infezioni da HIV o epatite a seguito di trasfusione. In questo modo ci vengono così confermati i più alti standard di sicurezza.

Per ulteriori informazioni

Visita il sito dell’Ambulatorio Malattie a Trasmissione Sessuale di A.S.S.T Spedali Civili di Brescia (Viale del Piave, 40, 25123 Brescia), clicca qui, oppure chiama il numero 030 383 8856.

 

– Dott. Claudio Bravin

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